Giornalisti e social media, le linee guida del New York Times

Giornalisti e social media, le linee guida del New York Times

Il colosso dell’editoria statunitense pubblica le buone pratiche che dovranno essere seguite da tutta la redazione

Come si deve comportare un giornalista sul proprio profilo Facebook e in generale sui social media? Mentre in Italia la questione è affidata al buonsenso del singolo (quando c’è…) in America le cose vanno diversamente. Il New York Times ha da poco pubblicato le proprie linee guida che potrebbero essere riassunte così: nel dubbio, meglio astenersi da opinioni sui propri profili. Un approccio che si giustifica con un valore che nel giornalismo anglosassone e statunitense è necessario: imparzialità.

Va detto che il New York Times non vivono i social come uno spauracchio ma come strumenti che giocano un “ruolo vitale nel nostro giornalismo”. Tra i punti chiave delle linee guida: nei post “i nostri giornalisti non devono esprimere opinioni di parte o promuovere punti di vista politici, appoggiare candidati, fare commenti offensivi o qualsiasi altra cosa che svilisca la reputazione giornalista del Times”.

Le linee guida si applicano “in ogni sezione” incluse “quelle che non seguono la politica”. In altre parole: anche i redattori sportivi non ne sono esenti. Tra i punti più interessanti, quello in cui si sottolinea come tutte le attività di social media dei giornalisti siano considerate parte integrante del Times. Una politica che Nick  Confessore, corrispondente politico del giornale, riassume così: “Il mio account Twitter è un account del Times”. Non sempre il lettore infatti fa la distinzione tra le due sfere e, in sintesi, ha ragione.  “Penso che sia il prezzo del nostro impiego in una major dell’informazione”.

Tra i punti chiave anche quello che scoraggia la partecipazione in gruppi “segreti” o “privati” su Facebook, con la raccomandazione di fare attenzione nel caso ci si iscriva per un’inchiesta. Ancora: riflettere sempre prima di rispondere ai lettori che criticano un articolo. In caso di critiche “aggressive o sconsiderate è probabilmente meglio astenersi dal rispondere”.  In caso di minacce sui social “avvisa subito il tuo responsabile” perché il Times ha politiche per la protezione dei propri giornalisti.

Per quanto riguarda i fatti di cronaca in genere è meglio seguirli pubblicando sul sito del times ma possono esserci situazioni in cui “ha senso pubblicare prima sui social”. Importante la trasparenza: in caso di errore in un post o in un tweet è buona norma, in caso di cancellazione, ammettere lo sbaglio e spiegarlo in quello successivo.